COLLAAB 4 HIV / 2

COLLAAB 4 HIV

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È stata una bella cerimonia d’apertura. Fuori la bora spazzava tutto e tutti, ma la Sala Veruda di Palazzo Costanzi in Piazza dell’ Unità a Trieste era piena di gente: tutti lì, per assistere all’inaugurazione della settimana della lotta contro l’Aids. Noi di Collaab nella veste di media partner dell’ evento non potevamo mancare e oltre a partecipare alla mostra abbiamo pensato di raccogliere un mix di pareri e testimonianze di alcune personalità presenti all’iniziativa. Ad aprire le danze introducendo mostra e manifestazione è stata Roberta Balestra, direttore del Dipartimento delle Dipendenze Ass 1 triestina, che poi si è prestata anche ai nostri microfoni:

Collaab: Pensi che l’arte possa essere efficace come strumento di divulgazione, prevenzione e sensibilizzazione per quanto riguarda tematiche sociali? E se sì, perché?

Roberta: Sì, perché l’arte usa linguaggi che toccano innanzitutto il mondo interiore, l’emotività delle persone, la loro curiosità, l’empatia, il gusto estetico. Il contenuto razionale viene quindi veicolato più facilmente, essendoci una disponibilità all’ascolto. Soprattutto in presenza di contenuti difficili, legati a paura, pregiudizio, imbarazzo, non accettazione sociale (aids, contagio, malattia, sesso, condom, comportamenti a rischio, droghe…) è utile utilizzare una comunicazione non tradizionale, per evitare chiusure, rimozioni difensive, ascolto annoiato e superficiale.

All’intervento della Balestra sono seguite le parole del curatore della mostra, Massimo Premuda, che alle nostre domande ha risposto con queste parole: “La prima cosa importante da dire sulla mostra è che si tratta di un Open Call. Coinvolge quindi persone che non si sono mai interrogate sul tema e in questa occasione possono invece relazionarsi ad esso: questo è molto importante perché l’Aids fa parte della nostra vita da più di 30 anni. Riguardo alla mostra, più nello specifico, quest’anno abbiamo voluto affiancare alla tradizionale Open Call due personali: una di Tommaso Lizzul, fotografo triestino di still life, che ha proposto un lavoro sui quotidiani oggetti del desiderio, e l’altra di Maddalena Vitiello, che ha fatto un lavoro particolarissimo. Partendo da un normale disegno, infatti, l’artista lo scannerizza poi per rielaborarlo e moltiplicarlo usando Photoshop, arrivando infine ad effettuare la stampa su carta cotone. Un altro lavoro che mi ha colpito particolarmente è quello di Adriana Torregrossa, un abito la cui texture riproponeva l’immagine del virus dell’Hiv. L’indumento, indossato dall’artista stessa, ha dato vita ad una performance significativa e di forte impatto, durante la quale il pubblico veniva toccato dalla performer in un’azione ambigua tra l’atto di infettare e quello di rassicurare sull’impossibilità di un contagio attraverso il contatto fisico. Per quanto riguarda la scelta dei lavori, quest’anno siamo stati ancora più selettivi, selezionato soltanto 15 lavori, importantissimi in quanto affrontano il tema secondo angolazioni molto intime.”

La scelta di Massimo Premuda, decisamente efficace, ha strizzato l’occhio ad una visione del “problema” in chiave ironica, divertente e “positiva”, riuscendo a dar vita ad un’esposizione bella, interessante e allestita in modo pulito, sobrio e rispettoso nei confronti dell’argomento in questione. A completare l’allestimento, composto dalle opere di 15 artisti e dalle due “mini” personali di Tommaso Lizzul (“CONDOMS”) e di Maddalena Vitiello (“MOSTRI DIVERSI”), troviamo anche due performance: quella ad opera di Lucio Perini e Femi Villardo (“PRESENZE/ASSENZE”), e quella di Adriana Torregrossa (“ALIAS”). Ad impressionarci per la sua originalità è stata proprio quest’ultima, che, grazie alla scelta stilistica raccontataci sopra anche da Premuda, si è rivelata particolarmente interessante e coinvolgente.

Quello di domenica è stato un giorno intenso e significativo, ma non si è trattato che dell’antipasto di una serie di appuntamenti ed incontri che avranno luogo durante tutta la settimana. Tra gli altri, la giornata di ieri (lunedì) ha visto l’intervento dello scrittore triestino Pino Roveredo, che si è così espresso sull’argomento: “È il quattordicesimo anno che partecipo alla giornata mondiale contro l’Aids…non sono qui per fare il polemico ma ho la sensazione che non si muova niente. Mi indigna la gente che non si indigna e non mi piace questa cultura del “tocca e scappa”. Credo che se io o Magris scrivessimo un articolo intitolato “Aids” nessuno lo leggerebbe. Bisogna parlare dell’argomento anche dopo il 2 dicembre altrimenti è inutile, non voglio che tutto ciò diventi un magazzino di parole quindi bisogna passare ai fatti. Ho deciso che questo è l’ultimo anno che partecipo all’evento, il prossimo vengo ad ascoltare i risultati che spero ci saranno!”

Delle parole forti ma veritiere, pronunciate con molta tranquillità anche se con decisione. A seguire, Pino si è esibito insieme a due collaboratori in un divertente spezzone della sua commedia “La bela vita”, in cui tratta il tema del carcere e del carcerato in maniera ironica e leggera.

Detto questo, vi invitiamo alla Sala Veruda per visionare la mostra e per partecipare agli altri interessanti incontri che si terranno fino a sabato 7. Non mancate, see you there!

Collaab

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