An Interview with_ElementWo

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Quale modo migliore di cominciare il Venerdì se non con una nuova e succosissima intervista Photo?
Collaab ha chiesto per voi alle ElementWo alcune curiosità in merito al loro lavoro di fotografe, questo carismatico duo composto da Sharon Ritossa e Alba Zari  ha recentemente partecipato nelle veci di artista alla Malmö PhotoBiennale di quest’anno.
Conosciutesi nella prima infanzia quando entrambe andavano alle elementari, si sono ritrovate dopo molti anni nel 2014  scoprendo passioni e background comuni.
Ma basta con i convenevoli, ecco qui cosa le abbiamo chiesto :

Come è nato il progetto ‘Elementwo’?

ElementWo e’ nato nel estate 2014, ci siamo incontrate a Trieste dopo che Sharon e’ stata in   Thailandia dove sono nata e cresciuta, abbiamo preso un bicchiere di vino e ci siamo confrontate sul percorso di studi e sui gusti fotografici, abbiamo ritrovato molte cose in comune. Eravamo molto amiche durate le elementari e ci e’ sembrato surreale che a distanza di tempo avessimo fatto un percorso simile, abbiamo iniziato a lavorare insieme e a conoscerci dopo molto tempo, il primo lavoro sul territorio e’ stato il Pedocin, luogo di balneazione che divide uomini e donne con un muro.

-Quali aspetti racchiude dei progetti personali di entrambe?

Lavorare in due sicuramente e’ molto diverso che lavorare singolarmente per diversi motivi, uno di questi e’ cercare di unire e trovare un punto d’accordo con l’altra persona e quindi uscire da se stessi per andare incontro ed ascoltare il punto di vista del altro e questo ci ha  permesso di vedere le cose con la giusta distanza. Nei progetti in due sicuramente ci portiamo dietro comunque in un modo o nel altro le esperienze personali di ciascuna, la ricerca identiaria e’ la caratteristica piu’ forte che mi porto dietro e la mia lente con cui osservo le cose.

-Dopo la serie ‘places’, dall’impatto decisamente forte e impegnato, quali nuovi progetti avete in mente di sviluppare?

La serie Places non e’ ancora un progetto finito, vogliamo essere lungimiranti con questo lavoro e analizzare nel tempo la comunicazione visuale del organizzazione terroristica Isis. Siamo ancora mentalmente molto impegnate con questo progetto.

– Siete state selezionate tra diversi artisti alla Malmö Fotobiennal di quest’anno, raccontateci cosa vi ha colpito di questa esperienza.

Siamo state selezionate tra molti artisti alla biennale di fotografia di Malmo. Il tema era l’attivismo, abbiamo visto molti progetti forti e interessanti di chi si confronta tutti i giorni con la necessita’ ed il bisogno di esprimersi liberamente.

Alba: Durante il seminario che ho tenuto ho avuto modo di conoscere da vicino una attivista delle FEMEN, ho provato stima e ammirazione in persone che lavorano in modo totalmente diverso dal nostro ma altrettanto forte e di impatto.

– Come nascono i vostri progetti fotografici?

I nostri progetti nascono da un mettere in discussione cio’ che vediamo e come lo vediamo, sulla natura della fotografia e sulla realta’ che abbiamo davanti.

– Macchina del tempo: dove vorreste teletrasportarvi?

 Alba: Mesopotamia durante il periodo paleo babilonese, sempre per una questione di ricerca delle origini.

Sharon: Nel futuro per mettere alla provala mia adattibilita’ e per toccare con mano la materia della quarta dimensione.

– Nei vostri scatti troviamo a volte la figura umana mentre altre l’elemento paesaggistico. Come si legano questi due “filoni”?

L’elemento paesaggistico aiuta a collocare la figura umana e a dare una visione globale del progetto, non separiamo questi elementi nei nostri lavori. Quando scegliamo un progetto cerchiamo di guardare tutti gli aspetti che ci interessano.

Per finire una domanda che non può mai mancare in un’ intervista firmata Collaab:

– Che cartoni animati guardavate da piccole?

 Alba:  Sailor Moon. Sono rimasta in Thailandia fino ai miei 8 anni e i cartoni animati che trasmettevano erano prevalentemente giapponesi, guardavo comunque molto poco la televisione fino a quando sono arrivata in Italia.

Sharon: I cavalieri dello zodiaco per tre motivi: la musica d’inizio, la qualita’ dei personaggi (mi faceva sentire grande seguire una storia cosi complessa) e perche’ in fondo ho sempre avuto una attrazione per il politeismo (sfogliavo libri illustrati di mitologia greca ore ed ore non sapendo scegliere tra i miei “dei” preferiti.

 

 

 

 

 

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