Diario di un curatore di campagna #2_PanoRama

Mela Yerka, Courtesy Galleria Opere Scelte

Carol Rama, sempre scomoda artista, censurata e fastidiosa ancora oggi nell’età dell’immagine massificata, del sesso insignificante, rivela la natura essenziale dell’essere: la linea sottile, piegata, l’amplesso, la carne. Vera artista outsider, è morta il 25 settembre nella sua casa di via Napione, a Torino, un’abitazione-studio, una realtà utopica ove l’artista si libera dalle sovrastrutture e mostra quello spirito del tempo, malamente soffocato dall’ipocrisia imperante. Il 25 settembre, allora, è scomparsa una pizia, o meglio una sincera lettrice delle carte del mondo, una genuina amante del materialismo reale.
Eppure il mondo ha bisogno di coloro che ne sottolineano l’ipocrita sovrastruttura, tanto quanto ha bisogno dei suoi eroi. Carol Rama si sdoppiava, eletta a eroina dopo la Biennale del 2003, ha sempre preferito ricoprire il ruolo di palombaro delle profondità umane. Ora il mondo ha bisogno dei suoi nuovi esploratori. PanoRama prova a fornire alcuni candidati, mostra, suggerendo delicatamente, alcuni analisti – inconsapevoli, forse – à la Rama della concretezza, del sincero nucleo vitale.
PanoRama, a cura di Olga Gambari, getta le sue radici e mostra i suoi frutti in Vanchiglia, triangolo della geografia urbana di Torino, quartiere solcato da quella via Napione, ove Carol Rama ha trascorso la sua vita. Il progetto non avrebbe potuto che diffondersi in sei gallerie, giovani, che scandiscono questo quartiere: le pizie al tempio di Delfi per i loro vaticini avevano bisogno dei fumi che uscivano dalla terra, dovevano respirare questi stessi, ingerirli quasi. Così l’affacciarsi dei posteri di Carol Rama, degli eredi inconsapevoli della pittrice, non poteva non avvenire su quel cratere, non poteva non accadere sotto l’influsso di quel fumo divinatorio.
Il progetto è ambizioso, troppo, ma alcuni degli artisti colgono nel segno: Andrea Guerzoni, anche per la vicinanza con Carol Rama, ne riprende le direzioni, ne suggerisce gli approfondimenti, Ann-Marie James dialoga a stretto contatto con Mela Yerka, mentre insieme si rapportano alla complessità con cui la figura della donna possa venir trattata, rivelando affinità con il segno lineare di Rama. Sottili sono anche le suggestioni di Francesca Arri e Michela Depetris. Più rarefatti sono i ricordi dei numerosi, ulteriori, artisti che vengono presentati in questa collettiva espansa. Sbagliate sono alcune scelte, e tuttavia non abbiamo ancora tanto passato che ci permetta di individuare quali suggestioni, affini agli indizi di Carol Rama, siamo riusciti a scorgere.
Ma forse, per adesso ci basti questo: sapere che d’ora innanzi vi sarà comunque qualcun’altro in grado di portare avanti suggerimenti, di disvelare – pur non così apertamente – le asperità di una linea di cui già abbiamo iniziato a sentire la mancanza.

Michele Chiaffredo Bertolino

Nota al lettore: PanoRama, mostra diffusa a cura di Olga Gambari, è un ottimo progetto di ricognizione, che ha l’obiettivo – ambizioso – di una mappatura tematica o per affinità con il lavoro di Carol Rama. Alcuni lavori si mostrano come inseriti a pennello nello spazio preparato dalla Gambari, altri fanno più fatica, ma ritengo sia un male necessario.
La mostra diffusa rimarrà aperta fino al 25 ottobre 2015, ed è visitabile nelle seguenti gallerie: Opere Scelte, Burning Giraffe Art Gallery, Moitre, Nopx, Pepe Fotografia, Van Der.

 

 

Share Button

Lascia una risposta