EMEROTECA MIMEXITY

mimexity
Se vi trovate a Trieste e state passeggiando per le vie del centro, tra il canale di Ponterosso, le Rive e la storica Piazza Unità, non sarà difficile notare e farsi attrarre da uno spazio particolare, anomalo, volutamente provocatorio e intrigante nella sua veste “incompiuta”. Si chiama Mimexity e siamo andati a conoscere i responsabili per farci raccontare la loro idea. Abbiamo così incontrato Stefano Cangiano e Nóra Dzsida….

Che cos’è Mimexity?

Nel 2010, da un’idea di cinque studenti di architettura, urbanistica, ingegneria e un artista, nasce l’emeroteca. Inizia così la raccolta di materiale costituito da libri e riviste di arte, architettura, design ma non solo. L’idea è quella di espandere la visione anche alla fotografia, la moda ed a tutte quelle discipline che richiedono un percorso di progettazione come parte fondamentale della creazione.
Per procurare tutto ciò, abbiamo fatto richiesta ad architetti e musei ed ad oggi siamo arrivati ad un archivio che comprende circa 2500 riviste che vanno dal 1940 ad oggi.
Con il budget a disposizione, riusciamo a sostenere gli abbonamenti a 20 riviste mentre il progetto completo ne richiederebbe 50, ma ci stiamo lavorando.
I costi per sostenere gli abbonamenti sono alti e le nostre uniche entrate sono le schede di iscrizione che investiamo tutte in abbonamenti.

Quindi Mimexity è un luogo di consultazione?

Esatto, ma lo spazio non vuole essere un club di architetti e artisti, ma aperto al pubblico, ai cittadini,  che possano, in questo modo, confrontandosi con le immagine delle riviste, capire che la contemporaneità dell’architettura non è sempre un male e che si può integrare con la storicità della città, come è successo a Graz per esempio.
Mimexity vuole essere anche una opportunità per gli studenti, dando loro la possibilità di consultare le nostre riviste.
Nel dicembre 2012, dal contatto con l’agenzia Mazzini Immobiliare, è nata la proposta di creare una vetrina per esporre opere d’arte nello spazio che ora occupiamo. Ma noi abbiamo voluto di più: abbiamo voluto creare questo spazio dove le persone avessero potuto confrontarsi, esporre e proporre.

Mi sembra di capire che siete aperti a qualunque tipo di espressione …

Siamo aperti a qualsiasi tipo di iniziativa, oltre che di espressione. Non è una galleria d’arte, ma uno spazio aperto dove i pensieri si mescolano. Stiamo organizzando workshop di vario genere e abbiamo gia organizzato eventi simili come il Live painting.

La città come recepisce questo spazio, questa novità per Trieste?

Bhe, c’è stata un po’ di diffidenza all’inizio, le persone passavano qui davanti tendendo il collo per cercare di capire cosa ci fosse dentro ad uno spazio che non riuscivano ad identificare, ed erano un po’ restie nell’entrare.
Questa è un’attivita sperimentale per una citta come Trieste, non lo è assolutamente per altre citta come Venezia, Milano, Lubjana…
Fin dall’inzio, abbiamo visto che gli stranieri entravano di “botto”, evidenziando il fatto che questo tipo di realtà all’estero è già stata sperimentata ed assimilata.
Adesso questo aspetto sta migliorando e riceviamo molti giudizi positivi, ma dobbiamo cercare di “educare” il pubblico, nel senso buono della parola, che Mimexity è la continuazione della strada. Non è lo spazio bianco, non è lo spazio museale. E’ molto leggero, cancella quella sorta di noia che spesso c’è dietro ad una esposizione. Cerchiamo di rompere quella serietà.
Qui a Trieste non c’è tanta “cultura della cultura”, intesa come ritrovi in luoghi dove ci si confronta; qui si lavora molto a club, tra amici, pochi personaggi che ruotano intorno agli stessi giri. E quindi è questo che ci piacerebbe cambiare.

Dopo questo inizio molto positivo, cosa ne pensate di convogliare in uno spazio, ovviamente temporaneo, molti artisti in un evento di più grande portata?

E’ una cosa che dovrebbe andare per gradi, nel senso che noi non siamo poi tanto del mestiere nel campo dell’arte come certe realtà che sono gia presenti sul territorio. Ci stiamo affacciando appena.
A noi piace l’idea di andare avanti per gradi, nel senso: piu che la grandissima azione/evento, proseguire con tanti piccoli eventi, in modo da generare una sorta d’onda, facendo da esempio ad altre 10, 50, 100 piccole realtà che possano convergere verso un obiettivo unico che porti ad un grande evento.

Sul fatto del utilizzo degli spazi, che formula usate?

In questo momento siamo ospitati; quando arriveremo al momento in cui starà per scadere questa formula di utilizzo temporaneo, e un po’ contemporaneo, di questo spazio, ci piacerebbe riproporre questo format di riutilizzo a costo zero. Non facendo vendita, non è necessario avere uno spazio perfetto, è più importante il rapporto che si instaura tra le persone all’interno di esso. Più che al rapporto della visibilità dell’opera, cerchiamo di creare un ambiente con delle caratteristiche quasi domestiche, in cui una persona possa sentirsi a suo agio. Sulla base di questo, faremo richiesta di altri locali che siano simili, nella speranza che venga recepito, ma non solo per noi, anche per altre realtà che fanno attività culturali.
Magari se riusciamo ad avere un paio di persone che iniziano un sistema del genere, sono sicuro che altre associazioni prenderanno il nostro esempio, e quindi tutta quella serie di locali sbarrati, e ce ne son tanti, potrebbero ritornare in qualche maniera, a vivere.
Sarebbe un bene per tutti. Piuttosto che vedere uno spazio chiuso, il cittadino ed il turista vedono una città vive, che funziona!
Molto importante è avere una certa flessibilità, nel senso che bisogna essere temporanei,  pronti in qualsiasi momento, sfruttare l’occasione e poi pronti ad andarsene. Questo è il bello, perchè ti stimola ad utilizzare al meglio il periodo!

Quale importanza date ai social network, rispetto alla qualità del messaggio che essi divulgano?

Io personalmente ho avuto un brutto rapporto con i social network.
Nell’uso privato non ci vedevo nessuna utilità.  Ne stò scoprendo l’utilità ora, per ascoltare, venire a conoscenza di una serie di notizie, attività, eventi ed ugualmente per comunicare quelle che sono le nostre attività. In questo campo ha un potere incredibile! E’ molto utile e stiamo cercando di scoprirne le potenzialità ed utilizzarlo nella maniera giusta

Viviamo in un momento in cui tutti sono artisti e creativi. In rete ci sono moltissimi siti d’arte: secondo voi ci sarebbe bisogno di una regolamentazione, nel senso di chi è e chi non è artista?

Questa e una domanda molto importante! Sono venuta da una realtà dove la situazione è diversa, dove se qualcuno è artista è veramente artista.
Ho notato che da quando sono qui, come dici tu, sì, c’è bisogno di fare questa selezione.
Come non saprei… Una cosa che non usiamo fare qui sono le collettive, perchè un pò tutti tendono a mascherarsi, a nascondersi.
Abbiamo scelto di fare solamente personali. A me piace quando l’artista sà spiegare il suo lavoro.
Le persone dovrebbero organizzare mostre non per gli amici, è questa, secondo me, la risposta. La selezione avviene in modo naturale. Alla fine si vede chi è un vero artista o chi lo fa nel tempo libero.
L’abbiamo visto anche alla biennale diffusa qui a Trieste, dove c’erano molte opere che non meritavano di essere esposte: alla fine si perdeva il senso. Invece per molte persone è stata una mostra ben riuscita.
Diciamo che si è sfruttato l’evento per riempire il curiculum degli artisti.

Parliamo ora del concorso d’arte che avete promosso…

Si, mi piace molto l’idea, nel senso che è uno strumento democratico di selezione.
Non abbiamo selezionato una giuria, bensì vogliamo far votare le persone che partecipano, e in questo mi riferisco agli associati.
E’ un modo per coinvolgere i cittadini, diciamo “normali”, non i professionisti, responsalizzandoli nel dare una valutazione personale alle opere, stimolare un momento di riflesione che porterà, con le loro scelte, a decretare un vincitore.
Ci piace la formula del concorso come stimolo per i giovani a patecipare. Abbiamo provato a coinvolgere gli studenti dell’Istituto d’arte cittadino, le nuove leve dell’espressione artistica.
Spero che tra i partecipanti ci sia anche qualche artista più “maturo”, in questo modo sarà interessante vedere il confronto generazionale e professionale.

Tra pochi giorni inizia da voi una rassegna di cineforum. Di cosa si tratta?

Abbiamo scelto una serie di film che sono molto semplici, che non trattano la materia dell’architettura come una lezione accademica, ma parlano al pubbilico di progetti che non sono fatti solo da architetti, ma anche dalle stesse persone che vivono in quegli ambienti.
Sono messaggi semplici, alla portata di tutti ed in un linguaggio diretto che, in certi termini, puo farci apparire quasi superficiali.
Guilty Landscapes – Be “Cathartic Ambiguos”. È questo il titolo della rassegna. La prima volta che lo leggi fà un po’ effetto, “Ambiguo”, ma la parola ambiguo significa letteralmente “percepire in modo diverso”. Questi spazi, se li vedi abbandonati, sono brutti, desolati, ma non appena gli metti all’interno dei quadri, dei libri, diventano subito dei luoghi fantastici. Questo è, e vuole essere, il senso del titolo, perchè questi spazi sono ambigui!
Abbiamo strutturato queste proiezioni come cineforum, perchè è una formula che ci consente di iniziare un confronto tra architetti, cittadini, proprietari, rappresentanti di associazioni, con la speranza che sia un dibattito forte e vivo.

sito: mimexity

testi e intervista: Roberto Peccianti e Alan Stefanato

 

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