Fred Le Chevalier

Fred Le Chevalier

Fred Le Chavalier è un uomo di 40 anni. E’ nato ad Angouleme (Charentes) e ora vive a Parigi. Non ha frequentato alcuna scuola d’arte.
Quando e come hai iniziato a disegnare?
Disegnavo molto quando ero bambino, come fa la maggior parte dei bambini; poi ho smesso, come fa la maggior parte degli adolescenti. In seguito ho ripreso a disegnare all’età di 33 anni. Volevo migliorare la mia vita ed esprimermi in modo più completo, arrivare a raggiungere un ‘qualcosa’ che sentivo nascosto dentro di me.
Raccontami dell’evoluzione del tuo stile e del tuo nome. Perché l’hai scelto?
In passato trascorrevo molto tempo con un ragazzino, figlio di miei amici, e gli ho insegnato a chiamare l’intera famiglia con nomignoli stupidi e divertenti inventati da me (perlopiù nomi di animali). In seguito lui ha scelto per me questo nome prestigioso, vista la mia passione per i romanzi di Alexandre Dumas, che ho sempre letto in abbondanza. Mi è sembrato un nome piuttosto appropriato.
E cosa mi dici riguardo allo stile che adotti?
Quando ho iniziato a disegnare non volevo studiare, ascoltare, imparare a disegnare bene. Sono stato influenzato da Béatrice Myself, una illustratrice molto poetica. Ero attratto dalle forme semplici e ingenue che riescono a raccontare storie e trasmettere sentimenti. Ho ripreso a disegnare nello stesso modo di quando avevo 11 anni e poi ho iniziato a farlo sempre di più, innamorandomi del bianco e del nero. Una volta creato un personaggio che era una sorta di mix tra un uomo e una donna, sempre vestito con una tuta, ne sono rimasto legato per 3 anni, facendolo correre e parlare. Con il tempo i miei disegni sono diventati più elaborati e precisi, ma penso che si tratti di un processo molto naturale quando ci si immerge totalmente in qualcosa dedicandogli così tanto tempo: si migliora inevitabilmente. In seguito ho aggiunto altri personaggi, provando a creare brevi storie, e i miei disegni sono diventati decisamente più ‘fini’, sofisticati. Anni fa, quando ho iniziato, non mostravo i miei disegni a nessuno, riguardavano solo me; poi i miei amici, vedendomi mentre ci lavoravo, hanno iniziato ad innamorarsene e questo ha conferito più importanza nella mia attività, mi ha dato fiducia.
Perché li pubblichi sulla strada?
Io provengo dalla cultura punk, che sostiene che non si debba essere un musicista per suonare o un pittore per dipingere, ma che si possa condividere e contribuire liberamente. Per questo è stato piuttosto naturale il passaggio dalla carta alla strada. Sino a questo momento, invece, mi limitavo a tenere i miei disegni per me o a regalarli alle persone che mi davano la gioia di apprezzarli.
Qual’è il tuo rapporto con la polizia? Hai qualche episodio da raccontare a riguardo?
Dipende…dipende davvero…la polizia generalmente è più tranquilla con me rispetto che con le persone che utilizzano spray o vernici o con coloro che dipingono sui muri di nascosto. Io lo faccio alla luce del giorno, senza correre. Non sono mai stato catturato e non ho mai dovuto pagare nulla, anzi, mi è perfino successo di incontrare un poliziotto che apprezzasse quello che stavo facendo. Questa settimana però, mi è capitato di incontrare poliziotti più maleducati del solito, quindi…dipende da chi ti trovi davanti. Posso solo dire che sino ad ora la mia attività non è stata repressa come se usassi bombolette spray. Ciò che faccio non è legale ma il mio obiettivo e il piacere che provo nel disegnare non c’entrano con il fare qualcosa di illegale. Voglio solo condividere e mettere sul muro i miei sentimenti e la poesia. Quando le persone che passano si fermano ad osservare, beh, trovo che sia perfetto.
Come crei i tuoi disegni? Che tecnica usi e come procedi? Stampi sulla carta  o ci disegni sempre sopra?
Realizzo soprattutto disegni piccoli, di misure contenute. Lavoro con la matita, poi con la penna e infine con penne più grandi per le parti in nero. Per quanto riguarda invece i disegni che metto per strada, realizzo delle grandi copie e poi le coloro.
Vuoi solo condividere e aggiungere poesia sui muri delle città con i tuoi disegni: qual’è la tua poetica? Cosa desideri comunicare?
Sentimenti di base: ognuno di noi si sente coinvolto dall’amore, dalla paura, dalla morte, dal desiderio di crescita…per lo più mi rivolgo a me stesso, tentando di raggiungere la luce. Uso simboli e personaggi con i quali sono tutti in grado di identificarsi. Non ho un messaggio o comunque non voglio spiegare ogni mio disegno. Sono interessato dal fatto che le persone se ne approprino e creino storie loro, interpretando liberamente. Io faccio questo, e quest’attività rappresenta una parte molto importante della mia vita. Sono costantemente collegato al disegno, sento il bisogno di dipingere e sono felice ogni volta che vado ad incontrare un muro nuovo.
Quindi che cos’è l’arte per te?
Non sono interessato dalla parola ‘arte’, non sento il bisogno di usarla. Posso dire che qualcun altro è un artista ma non tento mai di definire me stesso o il concetto di arte in sé.
E cosa ne pensi delle gallerie? Ritieni che giri tutto attorno al business? E’ questa la ragione per cui preferisci il ‘muro’? Pensi che dipingere per strada dovrebbe essere legalizzato?
Non mi ritrovo in queste questioni o dibattiti. Sono un uomo di 40 anni che ha deciso di ricominciare a disegnare e che si è ritrovato innamorato nel farlo. Gallerie, muri: è diverso, parecchio diverso, perché tutti camminano sempre per strada ma…ogni volta è sempre una buona opportunità per vedere qualcosa. Io non corro da una mostra all’altra perché ho i muri su cui poter condividere, ma ciò non vuol dire che le disprezzi.
Per quanto riguarda il dipingere per strada, non è legalizzato perché semplicemente non potrebbe esserlo. Forse possono lasciare liberi alcuni muri e questo è esattamente quello che alla fine fanno affinché la polizia non ci corra dietro ma…puoi immaginare un mondo nel quale io potrei disegnare ovunque su casa tua legalmente?
Solo un’ultima domanda! Qual’è il tuo vero nome? E’ un segreto?
No, non è un segreto ma semplicemente…non è interessante…non pensi?!
http://fredlechevalier.blogspot.it/
http://chloevollmerlo.net/en/reportages/thewall

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