INTERVISTA A DAYANA MONTESANO

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Ben trovati cari fan di Collaab, oggi vi proponiamo un’intervista speciale con Dayana Montesano. Fotografa romana classe ’85, il suo primo progetto fotografico risale al 2012 e da qualche tempo i suoi scatti sono selezionati per la sezione ‘Photo’ di Vogue. Ma non vogliamo svelarvi altro…buona lettura!

 

-Qual è il messaggio che vuoi esprimere attraverso le tue fotografie?
Ogni progetto è un messaggio. Ognuno nasce da un’esigenza comunicativa differente. Mi piace rappresentare ciò che non si vede, che è nascosto all’interno delle persone, portare alla luce e rendere visibile ciò che altrimenti non lo sarebbe. I miei ultimi progetti “Due corde” e “Stemmi di famiglia” ad esempio rappresentano proprio ciò che è invisibile agli occhi di un estraneo. In “Due corde” racconto la malattia, la sensazione di oppressione ed impedimento che vive chi ha un corpo difettoso, in “Stemmi di famiglia” rappresento attraverso un linguaggio simbolico i rapporti tra i membri della mia famiglia.
-In base a cosa scegli i soggetti per i tuoi scatti?
A volte mi capita di cercare soggetti che abbiano un determinato aspetto, perché li reputo più adatti a ricoprire un certo ruolo, altre mi capita di andare a pelle. Quando posso scegliere liberamente, preferisco fotografare persone con cui ho un rapporto stretto.
-Domanda a bruciapelo: cosa ti porteresti su un’isola deserta?
Dei fogli e una penna. Senza elettricità sono le due cose che meglio mi permetterebbero di esprimermi.
-Com’è essere fotografi in Italia?
C’è la domanda di riserva?
-…Dove ti vedi fra 10 anni?
In una casa immersa nel verde insieme a mio marito e ai nostri cani e gatti, circondati da stimoli creativi.
-Tuffandoci nei tuoi lavori ci ha colpito molto la serie “il nido”: com’è ti è venuta l’idea per questo progetto ?
Sono ossessionata dalla psicanalisi, e quando ho realizzato “Il nido” e “Immersioni –Gli stagni dell’essere-“ ero nel periodo in cui quest’interesse sfociava prepotentemente nella mia produzione artistica. Mi piace parlare con le persone, cercare di comprenderle e adoro fotografarle, “Il nido” è stato una conseguenza di questo, il tentativo di rendere visibile qualcosa che vive dentro di noi.
-Le tue foto “invadono” la bacheca del sito di photo Vogue, qual è il tuo segreto?
Credo di avere davvero tanta strada davanti a me e se da un lato mi rendo conto che le mie foto ricevono dei consensi, percepisco anche quanto ancora devo lavorare per migliorarmi. Mi rendo conto che i miei lavori funzionano quando credo particolarmente in quello che sto facendo, nel messaggio che voglio mandare, quando riesco ad essere pienamente onesta.
-C’è qualcuno a cui ti ispiri?
Certamente, nel corso del tempo mi è capitato spesso di trovare artisti capaci di smuovere qualcosa all’interno di me, di spingermi in una direzione. Il primo tra tutti è stato Saudek, ho amato da subito il modo in cui tratta il nudo, rendendo a mio avviso splendidi dei corpi assolutamente atipici, attraverso un uso del colore fuori dal comune. Adoro Araki, trovo che nella sua produzione ci sia una sensualità travolgente, capace di incantare, che si manifesta quando tratta il corpo in maniera non esplicita. Una forte carica creativa mi è arrivata anche osservando alcuni lavori di David LaChapelle, ma anche leggendo romanzi come “Non Lasciarmi” o restando incantata davanti a film come “Interstellar”. Credo che la creatività chiami creatività, ma ancora più semplicemente credo che l’ispirazione possa passare per qualsiasi veicolo, tutto dipende da quanto siamo ricettivi verso un determinato mezzo.
-Una nostra tipica domanda: che cartoni guardavi da piccola?
Credo di averli visti tutti, ero fortemente dipendente dai cartoni animati, lo sono stata per tutta l’infanzia e l’adolescenza, fino alla fine del liceo. A questa era associato ovviamente un consumo eccessivo di manga!
-Puoi svelarci in anteprima mondiale qualcosa sul tuo prossimo progetto?
Posso dire che si tratterà di una collaborazione e che coinvolgerà anche mio marito, continuerò la sperimentazione iniziata con “Analisi”, perciò non si tratterà di pura fotografia, ma di immagini ibride.

 

 

Dayana Montesano Photography

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