INTERVISTA AI QUIET ENSEMBLE!

Quiet Ensemble

Tra natura e tecnologia attraverso il suggestivo collante della musica. Quest’oggi Collaab vi propone un’intervista davvero interessante. I protagonisti? Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli e il loro Quiet Ensemble. Il progetto nasce nel 2009 dopo l’incontro tra le differenti ma non per questo inconciliabili esperienze dei due: ideazione di opere audio-video interattive da una parte, light design dall’altra. Quel che segue è qualcosa di fresco ed inedito. Tra casualità e programmazione, tra luce e suono, tra insignificante e meraviglioso i due danno vita ad una serie di projects che fanno della contaminazione di forme espressive e di mondi differenti il loro carattere distintivo. Buona lettura!

Quando è iniziata la vostra ricerca nell’ambito dell’installazione/performance musicale?
Esattamente cinque anni fa.
Venivamo da esperienze differenti ma sin dal primo progetto sviluppato insieme ci siamo concentrati sull’aspetto sonoro, cercando di estrapolare “concerti nascosti” presenti nella natura.

Com’è nato il connubio tra suono e natura/animali, due elementi ricorrenti nei vostri lavori?
Si è risvegliato un interesse comune nell’osservazione delle piccole cose. “Alzando il volume” di quello che abbiamo attorno ne sottolineiamo la grandezza e la presenza fondamentale, dando quindi importanza a ciò che solitamente ignoriamo. Rimaniamo spesso stupiti dalla forza espressiva e dalla vita brulicante nascosta dietro al primo sguardo superficiale che poniamo verso il mondo.

Quanta importanza ha il ruolo del caso nel vostro lavoro?
Il caso è parte fondamentale dei nostri lavori, grazie alla casualità diventiamo spettatori e osservatori distaccati dell’opera. L’inaspettato ci dona la sorpresa e la fascinazione che accrescono la curiosità e il desiderio di continua ricerca e osservazione.

In quanti siete a collaborare ai vostri progetti?
In base ad ogni progetto abbiamo collaboratori differenti. Il progetto nasce da un volere comune di noi due, e in fase di produzione ci avvaliamo di diversi colleghi con competenze specifiche. A seconda del progetto varia l’esigenza di queste competenze e quindi varia anche la presenza dei collaboratori.

I vostri lavori sembrano richiedere un’ampia conoscenza di tipo scientifico-tecnologico: vi appoggiate a qualcuno?
Di solito abbiamo un intuito, percepiamo una possibilità di realizzazione. Poi comincia un periodo di ricerca e spesso è in questa fase che proviamo le diverse tecniche e nuove sperimentazioni, avvalendoci dell’aiuto di collaboratori sia nell’ambito scientifico che tecnologico.

E per quanto riguarda la creazione e la messa a punto del set dal punto di vista fisico?
Ce ne occupiamo noi, dall’ideazione alla messa a punto.

Com’è andata la recente esperienza al roBOt festival 07 di Bologna con il progetto “The Enlightenment”?
Siamo molto contenti, il festival ci ha davvero supportato e ci ha fatti sentire a casa.
Il progetto The Enlightenment è uno dei più complessi fin ora realizzati, poiché include aspetti installativi e performativi.. nel senso che non ci sono topolini o pesci rossi sul palco ma noi due.

Sul vostro sito abbiamo letto de “Il pagliaio”, uno spazio- laboratorio che sembra essere aperto a collaborazioni con artisti esterni: volete raccontarci meglio come funziona?
Il Pagliaio è un luogo-associazione nato 4 anni fa. Durante la nostra ricerca artistica abbiamo sempre voluto condividere il risultato della nostra sperimentazione organizzando dei workshop ed eventi “sharing”. Il contenitore di queste attività è appunto il pagliaio. Organizziamo workshop durante tutto l’anno, circa uno al mese, affrontando temi specifici e invitando altri artisti per la docenza. Poi abbiamo cominciato ad organizzare anche delle piccole performance a fine workshop in cui  gli studenti potevano mostrare il risultato dei loro studi ed era possibile assistere a delle performance di altri artisti. Da 2 anni abbiamo cambiato di nuovo format. Adesso il pagliaio è diventato un festival, di 2-3 giorni in cui concentriamo tutte le iniziative. La mattina laboratori e dal pomeriggio in poi le performances. Stiamo cominciando l’organizzazione della prossima edizione e probabilmente utilizzeremo una nuova location, dato che il festival è arrivato a dei numeri troppo alti per essere contenuto nei nostri spazi.

E infine una domanda curiosa: ma dove li trovate gli animali per le vostre performance?!
Dipende dagli animali, solitamente nei classici “pet shop”.
In genere li togliamo dalla gabbia, li rendiamo attori o musicisti e successivamente gli diamo libertà!

Per chi volesse curiosare sul loro sito:  http://www.quietensemble.com/

Share Button

Lascia una risposta