MIRTA KOKALJ

Mirta Kokalj

Lo scorso giugno al DoubleRoom arti visive di Trieste, la fotografa slovena Mirta Kokalj, che oggi vive a Milano, ha presentato il suo ciclo Saints in occasione della collettiva FotoMorgana 4. L’articolata rassegna, curata da Denis Volk, ha dato una panoramica sulla fotografia contemporanea slovena e in particolare su una nuova generazione di fotografi artisti presentando le loro più recenti ricerche fotografiche concettuali.
Per l’occasione la Kokalj, con un ampio corpus di autoritratti, ha rimesso in discussione, con ironia e leggerezza, il ruolo e il corpo della donna nella nostra società, parlandoci di clichè, norme interiorizzate, valori sociali e rapporto con la religione. In mostra le sue iconiche madonnine, vere e proprie divinità contemporanee, che non tralasciano però l’aspetto più sessuato della donna in relazione proprio alla riproduzione. E così, fra tube di fallopio, feti, uteri, bebè, ovaie, allattamenti al seno e gravidanze esibite, conditi tutti dal suo inconfondibile tocco pop fashion chic, l’artista ha aperto una fondamentale riflessione sui rapporti di potere fra uomo e donna nella storia della chiesa di oggi e di ieri: come può dunque una maternità mettere in crisi l’immagine della donna, se proprio uno dei suoi scopi biologici è la riproduzione?

Usi molto spesso te stessa come soggetto, da cosa nasce questa scelta?
Sì, la mia arte parla di me, del mio mondo interiore. E’ un po’ come scrivere un diario. Nessuno può farlo per conto nostro perché si tratta un percorso intimo e dobbiamo affrontarlo da soli. E’ un processo di introspezione, di apertura.

Come nascono le tue idee? Da dove prendi l’ispirazione per le tue opere?
In realtà sono stati d’animo, esperienze vissute, memorie nascoste che si uniscono e mi spingono a ricreare e portare alla luce. Materializzare, rivivere, concludere, liberare.

I tuoi lavori sono caratterizzati da un’incredibile cura e minuzia per i particolari e per gli sgargianti accostamenti cromatici, la cui resa assume talvolta caratteristiche pittoriche ed altre della tecnica del collage. Immaginiamo che ci sia anche un’importante intervento di post-produzione: quanto conta e che spazio le riservi?
Amo i colori e sono pignola. Quando lavoro cerco prima di costruire un set al meglio, nel modo da ridurre la post-produzione dove posso, ma anche perché sono molto visiva e ho la necessità di rivivere “quella storia” nel set creato. Una performance curata è fondamentale per il lavoro che viene fatto dopo, nella fase post-scatto, dove semplicemente elimino, nascondo o accentuo quello che ritengo sia neccessario, per rendere al meglio l’idea.

Lavori da sola o collabori con qualcuno?
Preferisco lavorare da sola.

Tutti i tuoi lavori sono accomunati da un gusto estetico forte e definito e vanno a braccetto con un grande interesse per il mondo della moda: ti interessa di più la resa di un’idea e di un concetto oppure lo sviluppo compositivo della stessa secondo un senso artistico ed armonioso?
Sicuramente mi interessa la storia, quello che c’è dietro l’estetica. L’estetica e la cura dei dettagli sono un qualcosa in più, ma in questa circostanza sono così importanti da riuscire a completare il lavoro, una volta uniti al racconto.

Sappiamo che lavori nel campo della moda: come ti sei avvicinata a questo ambito?
In realtà ho lavorato nella moda per un periodo, ma non ero pronta a fare troppi compromessi con altre persone. Difficilmente riuscivo a creare qualcosa che mi faceva battere il cuore perché non del tutto libera di esprimermi. Ora sono in cerca di una storia più profonda. Una storia che mi permetta di sentire l’altro, senza limitarmi nei vari generi.

Nel ciclo “Saints” proponi con ironia il tema dell’iconografia della Madonna, rivisitandola in chiave pop, fashion, provocatoria e spesso decisamente eretica. Come nasce questo progetto?
Questo progetto di autoritratti nasce dall’esigenza di creare lavori che valorizzino la donna, dandole forza e importanza, rendendola Santa! Onoriamo questa Santa, che è spesso messa in secondo piano, questa donna di svariati ruoli, umile e decisa, che da vita, sfama e ama incondizionatamente.

Molto interessante anche la serie fotografica “For ladies only”: vuoi dirci qualche parola a riguardo?
Questa serie è nata in India e vuole parlare delle donne attraverso un’analisi riguardante il maschile. Nella fase di scatto ho “usato” l’uomo, facendogli pensare che fosse lui il protagonista di questo mio racconto, il mio punto d’interesse. Nonostante l’uomo si trovi sempre in primo piano, tuttavia ciò che è a fuoco e che volevo esaltare è lo sfondo e quindi la donna. Come se alla fine ci fosse un piccolo “twist” che cambia completamente il racconto.

Ti senti più artista o fotografa?
Né uno né l’altro. Se devo scegliere, decisamente più artista, perché chissà, magari nel futuro userò un’altro mezzo per esprimermi.

www.mirtakokalj.com

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