MOTEL FASHION #14: PINAR YOLACAN

Pinar Yolaçan

Caro popolo di Motel Fashion, eccoci qui! Abbiamo deciso di dedicare l’appuntamento di oggi ad un’artista che ci ha lasciati davvero folgorati. Stiamo parlando di Pinar Yolaçan, nata nel 1981 in Turchia e ora residente a New York.
Non si tratta di una designer qualsiasi: la formazione al Central Saint Martins e in ambito moda costituiscono un background evidente, ma ciò che sorprende di più è l’applicazione che ne fa l’artista.
La forza compositiva e l’indagine sociale che trasuda da ogni suo scatto toglie davvero il fiato, il tutto attraverso un gusto estetico chiaro e impeccabile in ogni suo dettaglio.
Pinar Yolaçan ha infatti dato vita a serie fotografiche che hanno un carattere d’indagine sulla figura femminile, sviluppate su più livelli d’osservazione.
Le serie “Perishables” e “Maria” sono visibilmente collegate l’una all’altra, tanto da poter essere considerate l’una complementare all’altra. Nella prima l’artista turca fotografa alcune anziane matrone inglesi che, piuttosto altezzose, si parano davanti ad uno sfondo bianco e patinato.
A cozzare con questa sobrietà apparente sono i loro abiti, riccamente confezionati con viscere, budella e organi interni animali e decorati da sottili strati di placenta, intestini rammendati. Il tutto cucito insieme a pregiate stoffe, ripulito e cucito in fogge sontuose, accostati a velluti e sete.
E così, mentre zampe di gallina cingono le vite delle anziane donne e cosce di pollo diventano bianche collane, ciò che ne risulta si rivela spettacolare e di grande effetto: dietro ad uno stile barocco tipico della moda femminile coloniale, si fa infatti largo il tema dell’analisi culturale.
Proprio come gli antropologi dell’800 scattavano le fotografie ai “primitivi” delle colonie per immortalarne le fattezze e i costumi, ora Pinar decide di compiere un’inversione e di sottoporre proprio queste signore inglesi sotto l’occhio investigatore dell’obbiettivo, facendo in modo che le interiora che le ricoprono suscitino nello spettatore la brutalità che forse un tempo era appannaggio degli scatti coloniali. Tutta l’affettata finezza scompare così nella brutale realtà del corpo e del cibo. Nella serie “Maria”, continua lo sviluppo di questa tematicità secondo un altro punto di vista, che è quello delle nuove modelle impiegate per il progetto, anch’esse rivestite di interiora animali ma appartenenti ad una realtà distinta: le signore in questione sono infatti donne afro-brasiliane native dell’isola di Itaparica, un porto tristemente noto per il commercio di schiavi in epoca coloniale. Questi scatti, a sottolineare la specularità e complementarietà con i precedenti, mostrano i soggetti non più su uno sfondo bianco e candido, ma su uno nero e intenso, che meglio ne sottolinea le forti espressività.
Come suggerisce già nel titolo della serie “Perishables”, Yolaçan evidenzia come, qualsiasi sia la cultura presa ad alibi, noi esseri umani siamo e restiamo primitivi, e le vesti dietro cui nascondiamo la nostra nudità sono destinate a deperire, marcire, passare.
Interessante, oltre che al processo creativo, è anche la realizzazione vera e propria dei capi impiegati. A questo proposito l’artista spiega: “Quando faccio le riprese con gli indumenti di carne, li tengo in una borsa termica e devo fare gli indumenti il giorno della ripresa. Poi li butto via e la fotografia è ciò che rimane alla fine”.
Infine, l’artista turca racconta: “Lavoro in un modo molto simile a come farebbe un designer, durante il processo di produzione. Faccio ricerca, disegno, seleziono i tessuti. Seguo il lavoro dei designer durante le settimane della moda, ma nella maggior parte del mio lavoro ritengo che il significato dell’abbigliamento ha valore antropologico. Nella mia ricerca, osservo anche come l’abbigliamento viene usato in archeologia, nei dipinti e nell’arte”. Che dire, secondo noi Pinar Yolaçan ci riesce alla grande! Incisiva è anche “Mother Goddess”, un’altra serie di fotografie che vi suggeriamo di non lasciare inesplorata.

Margherita Chinchio e Linda Peccianti

Per curiosare: http://pinaryolacan.net/

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