STEFANO BONAZZI

Stefano Bonazzi

Eccoci con un nuovo appuntamento photografico, l’ ospite di oggi è Stefano Bonazzi, fotoartista dai mille spunti con cui abbiamo scambiato qualche chiacchera…

Avrai iniziato anche tu con la macchina del papà… quali erano i tuoi soggetti, cosa fotografavi?
In realtà io non ho iniziato così presto. Comprai la mia prima reflex a 20 anni e prima di allora avevo sempre solo scattato le classiche foto cartolina con cui si tappezzano album e armadi di cass. Il mio percorso da fotografo, un po’ come quello di vita in generale, è stato completamente incostante e pieno di sbandate improvvise: ho iniziato come appassionato di fotografia naturalistica, passavo i fine settimana tra i campi (quando la mia allergia ancora me lo permetteva…) scattando foto di tulipani e cieli nuvolosi, poi ho iniziato a sperimentare in casa, allestendo ridicoli set fotografici per scatti di still life e nature morte, ah già non dimentichiamo anche le serie sul corpo umano con i tempi lunghi… insomma posso dire di aver voluto assaggiare un po’ tutte le portate che questa splendida passione mette a disposizione, prima di decidere in quale specializzarmi. Solo in un secondo tempo ho pensato potesse essere interessante impastare il tutto con dosi massicce di post produzione digitale, forse è stata più una scelta dettata dalla frustrazione di dover lavorare in uno studio grafico 8 ore al giorno con software potentissimi dovendomi limitare però solo alla realizzazione di semplici locandine o biglietti da visita… un po’ come avere una Ferrari e usarla solo per andare a prendere il giornale all’edicola sotto casa.

Che cartoni animati guardavi?
Sono stato svezzato a suon di anime. Mi sono sparato tutte le classiche serie che trasmettevano all’epoca: Cavalieri dello zodiaco, Conan, Capitan Harlock, Galaxy Express 999, più tutte le varie saghe sui robottoni “scaldabagno giapponesi” e cloni vari di cui mi è impossibile ricordarne tutti i nomi… ah già, ero anche un grandissimo fan di Sailor Moon, forse uno dei cartoni animati più sottovalutati di sempre.

Quando hai capito che la tua non era fotografia ma arte?
In realtà io continuo a chiamarla foto manipolazione, così non faccio torno né ai fotografi puristi, né agli artisti più “classici”. Per chi non ha una concezione ampia del concetto di “arte” (e ce ne sono ancora parecchi…) è sempre difficile riuscire a concepire nuove forme di commistione tra vari tipi di media. Se ci pensiamo un secondo, in realtà la foto manipolazione funziona allo stesso modo del collage di materiali diversi sulle tele dei pittori tradizionali (tecnica che in questi anni viene utilizzata moltissimo tra l’altro), eppure in certi settori artistici, la fotografia digitale viene ancora vista come un’”arte minore”.

Come nascono gli scatti? I personaggi hanno un rapporto tra loro?
Parto con un’idea immaginata mentalmente, magari abbozzando anche qualche schizzo su carta, poi inizio la ricerca tra i vari materiali “primitivi” (scatti in studio, foto stock, ritagli di giornale, scansioni, rendering 3D…) quelli che
possono essermi utili e più adatti per la composizione della scena finale. Getto tutto in Photoshop e inizio a divertirmi. Sono molto ordinato nel mondo reale, ma sul virtuale i miei files .psd diventano sempre dei Frankenstein di almeno 200 livelli!

So che hai scritto un libro, ci sono legami con la fotografia in qualche modo?
Si. “A bocca chiusa” (il titolo del romanzo che ho pubblicato il mese scorso) è collegato sotto molti aspetti alla mia ricerca visiva. Pur essendo un romanzo tradizionale, molte situazioni e personaggi si collegano strettamente alle mie immagini. Tutti i protagonisti soffrono di una sorta di capacità comunicativa di fondo che li porta a vivere come “alieni” in una società sempre più isolazionista. Anche le ambientazioni, tendenzialmente deserte, urbane, perennemente immerse nella nebbia o cotte da un sole implacabile, potrebbero essere le fotocopie degli scenari che creai per la mia prima serie “The last Day on Earth”.

Hai dei riferimenti a cui ti ispiri, o comunque qualcosa da dove attingi?
Certo. Mi lascio influenzare dalle visioni allucinate di numerosi artisti e scrittori, primi fra tutti David Lynch, Francis Bacon, Floria Sigismondi, Gottfried Helnwein, Nicola Samorì… adoro collezionare cataloghi, spunti visivi, materiali che possano in qualche modo avvicinarsi al mio immaginario personale. Penso sia molto importante riconoscere i propri punti di riferimento e da essi intraprende un percorso di crescita e ricerca continua.

SITO: www.stefanobonazzi.it

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