Street Art a Trieste: FEDERICO DUSE

FEDERICO_DUSE
Altro giro, altra corsa. Quest’oggi noi di Collaab vi proponiamo un’ intervista fatta sul campo (a Melara) a uno dei principali esponenti del graffitismo triestino: Mr. Federico Duse.

Quando hai iniziato con i graffiti?

La prima volta che ho preso uno spray in mano sarà stato alle medie, a 12 anni, quì a Melara. A quell’età ho iniziato con le prime firme ed i primi piccoli graffiti. Essendo nella scena skate mi trovavo dentro alla subcultura metropolitana, una realtà forte ed importante per la diffusione dei graffiti.Se dal 1995 la mia attività di writer è stata sporadica, è dal 2006 che me ne occupo in maniera fissa e nel 2009 è nata così l’associazione Melart. Prima non producevo sui muri ma lavoravo un sacco su carta. Ho iniziato un po’ copiando un po’ cercando un mio stile che si è poi evoluto nel tempo.

L’Italia ha una buona tradizione per quanto riguarda i graffiti?

Ha una buona tradizione di graffitismo illegale, è l’unico paese che “ spara” tanti treni, a differenza ad esempio della Germania. Adesso però abbiamo anche 4 o 5 crew o gruppi informali che spiccano nel graffitismo legale ed altri singoli artisti. Alcune di loro sono andate anche a Londra e alla convention internazionale dei graffiti a Bristol, la città di Banksy che ha subito una mercificazione delle sue opere, con la gente che offriva soldoni per comprarle. I graffiti sono fatti per stare sui muri. In ogni caso in Italia le scene più grandi sono a Torino, Bologna e Roma ma realtà particolari esistono anche in piccole città come Mestre, Padova e Monfalcone. E se all’inizio la scena dei writer italiana era valutata malissimo a livello internazionale, giustamente, ora rappresenta una realtà importante.

Molto spesso il mondo del writer è legato all’illegalità. Quale pensi sia il passo da fare per unire le parole “graffito” e “legale” ?

Per quanto mi riguarda ho sempre lavorato in zone circoscritte della città o luoghi abbandonati.
Adesso ho 30 anni, non ho mai avuto problemi, perché dovrei cercarmeli? I graffiti mi piacciono come espressione artistica e come arricchimento dell’architettura, io li chiamo decorazioni. La linea che voglio seguire è quella di un gruppo torinese, i Truly Design. Loro sono un S.p.a., lavorano anche per la Fiat e lavorano su committenza, in maniera legale ovviamente. I primi a fare quello che fanno i Truly sono stati i tedeschi, lavorando su muri enormi, ponendo come obiettivo il decoro urbano. Graffiti come i loro non possono essere considerati illegali, possono portare addirittura del turismo ed è quello che vorrei riuscire a fare qua a Melara.

Come dicevi tu sei entrato molto giovane nel mondo dei graffiti. Ma come si impara a graffitare?

Io adesso tengo un corso qui a Melara, ci vengono ragazzi di circa vent’anni. Spiego loro come si sono evoluti i graffiti e quali sono le forme di quest’arte: il Tag ossia la firma, il Flop che può essere una scritta un po’ più ingrossata e poi il pezzo vero e proprio. Molti seguono questa linea di evoluzione mentre alcuni writer continuano a fare tag per anni e anni. Il pezzo prevede riempimento, outline, ossia la linea esterna al graffito, e backline che è ciò che sta dietro. Io faccio vedere ai ragazzi del materiale e poi loro cominciano a buttar giù delle firme evolvendole di lezione in lezione.

Ed a Trieste com’è la situazione? Qual è il rapporto con la gente e tra i writer?

La città non ha mai avuto tante crew ma un paio sono sempre coesistite a seconda dei periodi con nomi e persone diverse. Io con gli altri writer non ho mai avuto problemi ma le cose stanno un po’ cambiando ora che il livello mio e di Melart cresce. Vorrei che la situazione fosse migliore, non come negli anni ’70 quando tra gli artisti c’era una guerra per coprirsi a vicenda. Io preferirei lavorare dai due metri in su per evitare questi problemi. Per quanto riguarda il rapporto con il pubblico la situazione non è chiara. Quando abbiamo lavorato alla pitturazione dell’ex Magazzino Vini la gente sembrava rispondere bene, nessuno si è lamentato. A Chiarbola invece i lavori di alcuni writer non erano piaciuti agli abitanti del posto. Anche qua a Melara all’inizio si lamentavano ma ora non più, anzi, apprezzano i nostri lavori.

E oltre a Trieste hai avuto esperienze di “graffitaro” in altri posti?

Ho preso parte ad un tour che portava in giro dieci artisti talentuosi del Friuli Venezia Giulia. Siamo stati a Trieste, Udine, Gorizia, Monfalcone, Gemona, Lubiana, Nova Gorica e Graz dove abbiamo trovato l’appoggio dei gruppi locali. Se non avevamo muri a disposizione usavamo dei pannelli come è successo a Udine. Negli altri paesi abbiamo trovato le Hall of Fame, dei posti in cui dipingi e nessuno ti dice niente. Poi è chiaro, facilmente i gruppi locali andranno sopra i tuoi lavori.

Qual è il tuo sogno utopico di writer?

Il mio sogno utopico è un muro particolare, quello di Largo Barriera. È in centro, è visibile ed è enorme. Anche se avrei bisogno di writer da fuori città per lavorarci. In ogni caso vorrei andare a lavorare in centro città. In quel caso dovremmo confrontarci con le Belle Arti, la commissione urbanistica e quant’altri. E per “raggiungere” il centro ci serviva quello che abbiamo fatto in questo periodo qui a Melara. Le opere murali che abbiamo realizzato qui in “casa” sono la dimostrazione che noi sappiamo lavorare, che non sbagliamo e che non diamo fastidio a nessuno.

E a proposito di lavori di gruppo, come fanno più “mani” ad essere simili ad una sola?

Si vede sempre lo stacco tra i lavoro di due artisti. Ma le mani diverse che lavorano insieme ci stanno, muovono il tutto. Ma bisogna fare una precisazione: due o più mani stanno bene insieme quando tutti lavorano ad ogni singola figura di una produzione murale, non quando ogni writer si occupa esclusivamente del suo soggetto. Quando poi si realizzano dei lavori importanti si lavora sempre su un tema. Ad esempio qui con Melart Energy abbiamo lavorato sul tema dell’energia con un doppio significato, intesa anche come impulso nel fare.

Com’è e come è cambiata nel tempo Melart, la tua associazione?

Dello staff iniziale sono rimasto solo, ma ho tanti ragazzi qua a Melara che mi supportano, ad esempio quando c’è da organizzare un evento. Ora saremo in 5 operativi e 5 graffitari. Da qualche tempo abbiamo ideato il progetto R.A.S.C., riqualificazione artistica, spazio costruito, non ricostruito  con il quale ci presentiamo alle istituzioni spiegando chi siamo e cosa facciamo. Abbiamo inoltre deciso di stampare delle cartoline con le immagini di tutti i muri per sostenere l’associazione perché credo che bisogni sensibilizzare la gente a contribuire per l’arte. Sono abbastanza positivista, credo che la gente stia cominciando a rispondere in maniera diversa ed a recepire meglio quest’arte.

sito: federicoduse.it

intervista e testi: Davide Maria Palusa e Marco Castro
foto: Davide Maria Palusa
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